Attrezzature subacquee utilizzate per immersioni ricreative e tecniche

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Attrezzature subacquee utilizzate per immersioni ricreative e tecniche

Cari amici subacquei, tra le tante richieste ricevute, rilevo la necessità di aggiornamenti e informazioni sulle attrezzature subacquee utilizzate per immersioni ricreative e/o tecniche, queste infatti, negli ultimi anni hanno avuto un grande sviluppo. Oggi approfondiremo con un intervista di Umberto Natoli a Alberto Costa le caratteristiche  tecniche – costruttive dei GAV e mute stagne.

Francesco Fontana

Quando si decide di dotarsi di un'attrezzatura di tipo tecnico, è molto diffusa tra i subacquei, talvolta erroneamente, l'idea che ogni singolo componente, solo perché definito appunto nella categoria dei prodotti destinati all'immersione tecnica, risponde sicuramente ad elevati standard costruttivi. Insomma, si è portati a pensare che comunque per questa tipologia di articoli l'elevata qualità è certamente la regola, da qualsiasi marca vengano proposti. Purtroppo nella realtà le cose sono talvolta diverse. Tra i vari prodotti offerti dal mercato infatti, le differenze possono rivelarsi notevoli. Per saperne di più sull'argomento, e per meglio orientarci in queste scelte, in particolare relativamente a due componenti fondamentali, come il gav e la muta stagna, ne abbiamo parlato con Alberto Costa, uno dei più esperti conoscitori italiani di questo tipo di attrezzatura, sia per quanto riguarda gli importantissimi aspetti progettuali, sia la componentistica e i materiali utilizzati


Per ben comprendere la sua esperienza, conosciamo anche un po la sua storia.
Alberto, 54 anni, nato a Torino ma siciliano di origine, dopo gli studi inizia la sua esperienza nel mondo del lavoro in una multinazionale dove ricopre ruoli manageriali e commerciali. Subacqueo fin da ragazzo, diviene istruttore nel 2005 appassionandosi ben presto all'immersione tecnica, che pratica assiduamente ormai da diversi anni. Attento osservatore e di carattere piuttosto esigente, fatte diverse esperienze con varie attrezzature e stimolato dal continuo confronto e dai continui scambi d'opinione con altri validi e preparati subacquei tecnici, decide nel 2012 di realizzare in proprio una linea di gav e di mute stagne. Alberto è cresciuto con genitori laboriosi. In particolare la mamma Caterina ha lavorato curando le tappezzerie di auto di prestigio, e il papà Lorenzo è un genio della carpenteria metallica e della attrezzeria. L’unione di queste professionalità ha dato una spinta alla creazione di quella che oggi è 232bar

La prima osservazione che fa Alberto Costa, in particolare sui gav, che preferisce definire con il termine tecnicamente più corretto BCD Buoyancy Compensator Devices, è che i tipi più diffusi, destinati all'immersione ricreativa, pur rispondendo ad una generica impostazione comune di base, sono costruttivamente ed esteticamente uno diverso dall'altro, ed è quindi più facile ed intuitivo valutarne le caratteristiche e le differenze qualitative.

Quelli destinati all'immersione tecnica invece sono sostanzialmente riconducibili ad un unico progetto minimalista, sia tecnico che estetico, che è il modello hogarthiano. In pratica sono tutti molto simili, e sembrano addirittura uguali, costituiti da una semplice imbragatura con piastra metallica e un'unica fettuccia da 5 cm, da collegare ad un sacco a ferro di cavallo o anulare, con corrugato e valvola di scarico montati nella stessa posizione. Possono invece variare le dimensioni del sacco, a seconda degli usi. Insomma, tale standardizzazione tende a trarre facilmente in inganno i meno attenti ai dettagli e si è portati a considerare che tutti offrono le stesse caratteristiche di affidabilità, comfort e sicurezza. Ma non è sempre così, e Alberto fa subito un distinguo.

Tradizionalmente nella nicchia di mercato estera, dove in pratica per prima si è sviluppata l'immersione tecnica, i marchi americani, e più recentemente nordeuropei, hanno offerto prodotti di elevata qualità, quindi nulla da eccepire in tal senso, ma a prezzi talvolta eccessivi. Progressivamente negli anni con l'allargarsi dell'interesse per questo tipo di attrezzature, anche tra chi pratica l'immersione ricreativa, a questi marchi si sono affiancati vari grandi costruttori, che ovviamente si ponevano in diretta concorrenza con i brand più prestigiosi del settore, con una produzione più industriale e assolutamente non più artigianale. Prezzi più accessibili, certamente, ma Alberto Costa ci fa notare un aspetto molto importante.
La produzione artigianale gode sostanzialmente di una maggiore flessibilità ed eventuali imperfezioni nella componentistica sono circoscritte ed immediatamente corrette.
Nella produzione industriale invece, un eventuale problema impatta su migliaia di prodotti venduti, il che può comportare per il cliente finale tempi di intervento più lunghi.


Ecco spiegato perché non è solo il grande marchio a garantire in assoluto la bontà di un prodotto, e gli esempi negativi ed eclatanti in questo settore non mancano. A questo aggiungiamo che la logica delle economie di scala impongono lavorazioni di terzisti a basso costo, soprattutto di paesi dove la manodopera è a buon mercato, non tanto per offrire al cliente un prezzo più basso ma per garantire la marginalità dell’intero sistema distributivo. Certamente non tutte le produzioni sono carenti nella qualità globale, ma Alberto Costa, senza voler demonizzare alcun brand, consiglia per un settore così delicato come l'immersione tecnica, dove l'affidabilità dell'attrezzatura è fondamentale, di orientarsi su produzioni, anche semindustriali, ma di impostazione artigianale di provata serietà e qualità, da tempo specializzate nel settore, e dove ogni singolo pezzo conosce la mano dell'uomo e viene rigorosamente controllato. In questo la produzione italiana offre sicuramente delle ottime aziende di riferimento con queste caratteristiche, che sono anche in grado di offrire una valida garanzia e un'assistenza diretta al cliente. Oltretutto il rapporto prezzo qualità dei prodotti nazionali è sicuramente competitivo laddove si tenga in buon conto il fattore qualitativo. 

Abbiamo chiesto quindi alcuni consigli pratici su come valutare la qualità di un BCD. Relativamente al tessuto del sacco, bisogna avere fiducia di quanto dichiarato dal produttore e orientarsi preferibilmente verso la Cordura fabric o prodotti in kevlar. Sulle cuciture invece si possono fare delle verifiche importanti. I migliori risultati in termini di resistenza alla trazione si ottengono con cuciture multiple dei pannelli e successiva ribattitura finale. Questo è quanto applica nelle sue realizzazioni. Aprendo la zip del sacco, è possibile verificare la lavorazione “dietro le quinte” E’ facile intuire che una realizzazione approssimativa può essere rilevata da una cucitura mal fatta, e questo è sinonimo di scarsa qualità generale e di un potenziale rapido deperimento dei punti di giunzione. Importantissimo è ovviamente il disegno del sacco. Sembrano davvero tutti uguali, ma non è assolutamente così. Specialmente il tipo anulare, ormai il più diffuso, può, anzi deve presentare spessori differenziati tra la parte alta e quella bassa, proprio per ottimizzare il gonfiaggio ed evitare lo schiacciamento attorno alla bombola, il cosiddetto effetto Taco, che indica un gonfiaggio asimmetrico del BCD.

In genere un buon costruttore effettua molte prove fino ad ottenere il disegno e quindi il taglio perfetto, per compattare il più possibile il sacco attorno al mono o al bibombola. In questo, per aiutare la scelta nell'acquisto, oltre al consiglio di altri sub esperti, sarebbe bene poter provare direttamente sulla propria persona un determinato modello, prima di procedere all'acquisto. Non è cosa difficile. Le ditte più serie effettuano infatti delle giornate di prova in acqua, sicure della validità dei propri prodotti. La scelta di un modello per l'immersione tecnica è un aspetto molto importante e Alberto consiglia vivamente una verifica diretta sulla propria persona. Un'altra attenzione va posta anche alla piastra, specie se questa è in acciaio inossidabile. La semplice indicazione di acciaio inox non è sufficiente a garantire una alta qualità del prodotto. Per l’utilizzo in ambienti salini è da preferire Inox AISI316 rispetto al più comune 304. In proposito, per chi vuole approfondire l’argomento, su Wikipedia si possono trovare le differenze tecniche tra le due tipologie. Le piastre in acciaio ad un occhio poco attento potrebbero sembrare tutte uguali; in verità anche solo lo spostamento di un’asola comporta una migliore condizione di comfort in immersione. Un'ultima attenzione ai D ring e ai rispettivi fermi. Anche in questo caso attenzione al tipo di acciaio. Alberto si è fatto realizzare dal padre uno specifico macchinario di piegatura per realizzarli in proprio.  


Per quanto riguarda la muta stagna, la sua preferenza va decisamente al trilaminato. Il neoprene infatti, per quanto precompresso, ha comunque un comportamento non lineare, e quando si scende in profondità subisce sempre una certa compressione, che influisce sull'assetto del subacqueo. Inoltre il trilaminato assicura una maggiore durata nel tempo, e offre la possibilità di usare diversi sottomuta a seconda della temperatura dell'acqua, mantenendo sempre una grande libertà di movimenti. Per la scelta di questa importantissima componente dell'attrezzatura, specialmente se da utilizzare in immersioni tecniche, Alberto consiglia decisamente di evitare i modelli più economici, che per qualità dei materiali, cosi come dei processi produttivi, difficilmente possono assicurare la necessaria affidabilità. Insomma, un risparmio iniziale, anche consistente, si rischia di pagarlo nel tempo con spiacevoli, costosi e ripetuti interventi di riparazione, oltretutto avendo sempre un prodotto non di alta qualità. Altro aspetto importante è che la muta deve essere perfettamente calibrata alla forma del fisico del subacqueo. 

      

Chi ha una conformazione molto regolare e proporzionata, ha il vantaggio di poter risparmiare sull'acquisto orientandosi sulle classiche taglie standard, già confezionate, che possono andare benissimo per il proprio corpo. Nella maggior parte dei casi però non è così, ed è necessario quindi farsi confezionare una muta su misura,  altrimenti, oltre alla scomodità di indossare un capo squilibrato, o eccessivamente largo, o stretto in alcuni punti, questo diventa soprattutto difficilmente gestibile per ottenere un'ottimale distribuzione dell'aria all'interno della muta, con effetti decisamente negativi sull'ottenimento di un corretto trim. Sui tessuti bisogna affidarsi alla reputazione e a quanto dichiarato dal produttore, come pure sul sistema di cucitura, aspetto importantissimo. In questo ognuno ha la sua tecnica, ma è bene farsi descrivere il sistema usato, almeno per capire se si tratta di un incollaggio piuttosto semplice oppure se è invece più curato ed eventualmente rinforzato con nastratura. Sicuramente gli artigiani e comunque le aziende italiane offrono un prodotto mediamente di alta qualità al giusto costo, e un aspetto di cui è molto importante tener conto, è che offrono l'assistenza postvendita. Questa si traduce non solo per un possibile, anche se ovviamente non auspicabile intervento iniziale di garanzia, che può essere effettuato in maniera diretta e veloce, ma anche e soprattutto per eventuali interventi successivi di manutenzione, come sostituzione periodica di collare e polsini, o sistemazione di eventuali infiltrazioni. Insomma, una continuità di rapporto diretto con chi la muta l'ha costruita e ce l'ha venduta è fondamentale.    

      

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