The Satellite
"The Satellite": Nikon D7000 in custodia, obiettivo zoom Tokina 10-17 mm fisheye impostato a 13mm, tempo di esposizione 1/320 di sec. - diaframma f/18, sensibilità 100 ISO, due flash Ikelite DS200. Quest’immagine ha vinto il prestigioso concorso statunitense Ocean Art, classificandosi prima nella sua categoria, e ha ottenuto premi e menzioni in numerosi concorsi in Italia e all’estero.
Fotografia Subacquea
The Satellite
Il campione di fotografia subacquea Francesco Visintin ci racconta la storia di un’immagine pluripremiata, che ha chiamato “The satellite”, nata in un mare insospettabile.
Di Francesco Visintin
Alcuni anni fa, lungo la costa di Forte dei Marmi, è accaduto qualcosa che chi frequenta quel tratto di mare definirebbe quantomeno inusuale. Un evento raro: mare calmo come l’olio, acqua insolitamente limpida e calda, e soprattutto una presenza massiccia di meduse polmone. Per chi, come me, ha trascorso lì gran parte delle proprie estati, quella spiaggia non è mai stata considerata un luogo “da fotografia subacquea”. Eppure, proprio in quel contesto apparentemente ordinario, è nata una delle immagini più importanti della mia carriera: “The Satellite”.
Un’estate diversa dalle altre
Stimolato da quelle condizioni favorevoli e dall’abbondanza di soggetti, ho iniziato a entrare in mare ogni mattina all’alba, prima che arrivassero i bagnanti abituali. Portavo con me l’attrezzatura completa e un’idea semplice: sfruttare al massimo quella finestra di opportunità.
Giorno dopo giorno, tornare sempre nello stesso punto ha creato un terreno fertile per la creatività. La ripetizione non era monotona: era un processo di affinamento. Cambiavo tecniche, alternando macro e grandangolo, sperimentavo con la luce, cercavo angoli nuovi. Passare così tanto tempo a stretto contatto con i soggetti permette alle idee di emergere quasi spontaneamente, come intuizioni improvvise che prendono forma mentre si fotografa.
Da quel periodo, da quella esperienza, e direi da quella ricerca, sono nate alcune delle mie immagini preferite. Una di queste, una macro frontale di un piccolo esemplare di medusa polmone, perfettamente simmetrica che ricorda un frattale, ha vinto il Prix Méditerranée al Festival Mondiale dell’Immagine Subacquea di Marsiglia.
Ma la fotografia che più di tutte ha segnato il mio percorso è arrivata in un momento di pura ispirazione.
La nascita di “The Satellite”
Stavo fotografando una medusa in pochissima profondità, utilizzando il mio fisheye e la classica composizione centrata all’interno della finestra di Snell, un effetto ottico che sfrutto spesso nelle mie immagini, e che descrivo in dettaglio più avanti per chi non ne conoscesse gli aspetti tecnici. Tutto procedeva come previsto, finché dal mirino non ho notato qualcosa che mi ha costretto a fermarmi, Il cielo, in quell’istante, era semplicemente perfetto: il sole stava sorgendo dietro le Alpi Apuane, le nuvole erano stratificate in livelli sottili, e tra di esse si aprivano sprazzi di un azzurro pulito.
Ho provato allora a cambiare inquadratura, spostando la medusa fuori dal cerchio di Snell, nello spazio negativo scuro dell’acqua. È stato in quel momento che l’immagine si è rivelata: la superficie piatta del mare, priva di increspature, rifletteva il cielo in modo così uniforme da sembrare un pianeta sospeso nello spazio. E la medusa, isolata sul lato dell’inquadratura, appariva come un satellite in orbita.
Ho perfezionato la composizione, ho scattato, e l’immagine è diventata reale esattamente come l’avevo vista nel mirino.

Ricordo ancora oggi l’emozione precisa di quell’istante.
Sapevo che quella fotografia aveva un potenziale particolare. E infatti le soddisfazioni non si sono fatte attendere: “The Satellite” ha vinto il prestigioso concorso statunitense Ocean Art, classificandosi prima nella sua categoria, e ha ottenuto premi e menzioni in numerosi concorsi in Italia e all’estero.
Ma al di là dei riconoscimenti, questa immagine rappresenta per me una verità fondamentale della fotografia: non esistono luoghi poveri, esistono solo luoghi poco osservati.
Forte dei Marmi non è considerata una meta iconica per la fotografia subacquea. Eppure, con tempo, dedizione e un approccio metodico, quel mare apparentemente anonimo si è rivelato un laboratorio creativo straordinario, che continua peraltro a regalarmi soddisfazioni: anche nei posti più sottovalutati, con pazienza e attenzione, si possono creare immagini originali e di grande valore. La fotografia non è solo questione di destinazioni esotiche ed attrezzature sofisticate, è soprattutto la capacità di vedere ciò che gli altri non notano.
La Finestra di Snell
La finestra di Snell prende il nome da Willebrord Snellius, il fisico che formulò la legge della rifrazione. È un fenomeno ottico che si osserva quando si guarda verso la superficie dell’acqua da una posizione immersa.
La luce che proviene dall’esterno attraversa la superficie e viene rifratta, creando un cerchio luminoso di circa 180° attraverso il quale è possibile vedere tutto ciò che si trova sopra l’acqua. All’interno di questo cerchio si vede la superficie “compressa” in un emisfero: è la vera e propria finestra di Snell. La zona più scura che circonda il cerchio è invece il riflesso del fondale sulla superficie dell’acqua.

Consigli tecnici
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Fisheye a pieno formato: è la lente ideale per catturare l’intera finestra di Snell, perché copre naturalmente i 180° necessari.
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Perpendicolarità alla superficie: per ottenere un cerchio perfettamente simmetrico, l’obiettivo deve essere orientato in modo esatto e perpendicolare alla superficie dell’acqua.
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Porzioni della finestra: anche isolare solo una parte del cerchio può produrre composizioni molto interessanti (vedi “the Satellite”).
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Condizioni del mare: l’effetto è massimo con acqua perfettamente calma: i raggi solari attraversano la superficie senza essere dispersi dalle onde.
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Cielo parzialmente nuvoloso: aggiunge texture e variazioni tonali nella parte superiore della finestra, rendendo l’immagine più dinamica.
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Controllo della respirazione: trattenere il respiro evita che le bolle rompano la superficie e disturbino la geometria del cerchio.
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Gestione della luce: esposizione per il cielo, luce bilanciata e fillflash sul primo piano (oppure silhouette senza flash, se si vuole un effetto grafico più netto).
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Attenzione al riflesso del flash sulla superficie!



