Vito Giannecchini, un fotografo di grande talento ed esperienza

Fotografia Subacquea

Vito Giannecchini, un fotografo di grande talento ed esperienza, che per più di trent’anni ha partecipato con passione all’agonismo fotografico subacqueo, ci ha raccontato la sua storia e la sua tecnica.

Di Umberto Natoli

Ispira subito grande simpatia Vito Giannecchini. Un omone barbuto di poche parole, grande e grosso e dal piglio serio, ma con uno sguardo bonario e molto empatico. Per me è un vero piacere poter presentare le sue belle immagini e scrivere di lui, che per il suo aspetto fisico l’ho sempre affettuosamente definito il “Bud Spencer delle competizioni fotosub”. Ho avuto più volte l’opportunità di incontrarlo in occasione di campionati FIPSAS o in altre competizioni di fotografia subacquea, dove ero presente in qualità di giudice o di direttore di giuria, o di organizzatore, e talvolta abbiamo avuto divergenze, anche accese, nei criteri di giudizio di una foto, ma sempre in termini di estrema sportività e correttezza.

E proprio questo mi piace di lui: il saper mantenere coerentemente la propria scelta tecnica ed artistica durante una competizione, senza cedere alla tentazione e alla strategia, comune a molti fotografi, di ingraziarsi la giuria con immagini più scontate, ma probabilmente di più facile impatto e più idonee a scalare una classifica. Vito Giannecchini segue sempre il suo istinto e la sua ispirazione, anche cambiando il suo programma fotografico all’ultimo momento, e infatti è capace, ad esempio, di programmare dettagliatamente un percorso subacqueo in vari punti di un fondale, poi invece, sceso sull’ancora, mentre si assesta l’attrezzatura, gli vanno gli occhi su un minuscolo e raro nudibranco, oltretutto proprio nella fase non comune della deposizione delle uova, quindi evento piuttosto raro, ed è capacissimo di passarci l’intera immersione riprendendolo in tutte le pose e in tutti i tagli di luce possibili, credendo fortemente nel valore naturalistico di quella foto. Infatti in alcune competizioni ha talvolta scelto di privilegiare la componente biologica di un’immagine, sicuramente molto importante, dando invece minore rilevanza alla componente estetica. E questo è stato con me motivo di divergenze.

Personalmente io gli contestavo che comunque una giuria non può prescindere dal considerare l’effetto estetico come contenuto prioritario di valutazione. Insomma, sostanzialmente sono stati questi i nostri punti di divergenza, ma, come si suol dire, viva la sua onestà intellettuale e la sua coerenza, che unitamente al suo grande valore come fotografo, me lo fanno grandemente stimare. Per il resto infatti è un maestro dell’immagine subacquea molto completo e versatile, in grado di cimentarsi e trarre il meglio in tutti i tipi di fondale, dalle coloratissime scogliere delle isole mediterranee con acque limpidissime, fino ad acque molto più difficili e torbide dove sono possibili solo le riprese in campo ravvicinato: dote non proprio comune tra tutti i fotografi che si dedicano alle gare.

Vito Giannecchini nasce a Pietrasanta, in provincia di Lucca 66 anni fa e ben presto, giovanissimo, scopre la bellezza del mare non lontano da casa: Livorno, Piombino, Baratti e lo splendore dell’Isola d’Elba. Ovviamente il primo interesse è la pesca subacquea, ma a 31 anni, assieme al cognato e ad altri amici, decide di frequentare un corso ARA ed entra così in contatto con l’Associazione Subacquei Versilia, una delle storiche e più vivaci realtà italiane del settore. Oltre alla formazione come subacqueo, Vito entra in contatto anche con una vera e propria fucina di talenti nel settore della fotografia e delle riprese subacquee, che già nei primi anni 90 partecipavano entusiasti a gare e concorsi. Insomma una vera scuola che gli trasmise entusiasmo e competenze.

Ci tiene a ricordare con affetto, il suo storico compagno d’avventure Primo Cardini, amatissimo da tutti gli iscritti, storico presidente e animatore di questa associazione, recentemente scomparso e di cui oggi Vito ha raccolto il testimone, essendo subentrato a sua volta come presidente dell’Associazione Subacquei Versilia. Mentre invece, tra i suoi maestri, non dimentica mai di citare Annibale Simi, a cui deve i primi consigli e i primi segreti della fotosub. Anche a me che scrivo questo articolo, e con pluriennale esperienza nel settore agonistico in qualità di tecnico federale, mi fa piacere riconoscere a tutta la squadra versiliese, ma anche a tutti i fotografi agonisti toscani, una grande fedeltà e costanza partecipativa alle competizioni, dove sono sempre presenti con la grande qualità della loro arte fotografica, con la loro cultura del mare e con la loro allegria.

In questo ambiente stimolante Vito trovò quindi maestri e amici con cui condividere esperienze e passione, e completò così la sua formazione fotografica. Ma di conoscenze tecniche ne aveva già da tempo, perché all’età di 16 anni ricevette in regalo una fotocamera Pentax K1000 con la quale iniziò le prime esperienze fotografiche terrestri. Poi all’età di 24 anni, ancora subacqueo apneista, si dotò di una fotocamera a pellicola Canon AS6, in grado di scattare foto fino a 10 metri di profondità e dotata anche di flash e addirittura di un complesso macro. Era poco più di un giocattolo, ma tanto bastò per far scattare in Vito la passione per le immagini subacquee.

Poi, una volta preso il brevetto sub, il contatto continuo con gli amici fotografi del club versiliese fece il resto, e in brevissimo tempo bruciò le tappe. Grazie ai primi guadagni dell’attività di rappresentante commerciale che aveva intrapreso proprio in quel periodo, e che lo accompagnerà con piena soddisfazione per tutta la vita lavorativa, si era dotato di un’attrezzatura di tutto rispetto per l’epoca: una Nikonos V con l’obiettivo di corredo 35 mm, più il complesso macro originale Nikon, composto da una lente e da un telaio d’inquadratura, più un obiettivo subacqueo grandangolare 15 mm della Sea&Sea, e come flash lo storico e ottimo Isomat 33 di Foto Isotta (oggi Isotecnic). Di teoria fotografica generale ne aveva già una buona conoscenza e ormai rapidamente conquistato dal fascino dell’immagine subacquea, dimostrò da subito un notevole talento tanto da essere coinvolto con gli altri compagni dell’Associazione Subacquei Versilia a partecipare alle competizioni fotosub FIPSAS. E infatti arrivò un primo e ottimo piazzamento alle isole Tremiti già nel giugno 1994. Da quel momento è stato un crescendo continuo di passione e dedizione. Anche l’attrezzatura l’ha ampliata passando al mondo delle reflex scafandrate, ancora a pellicola. La prima è stata una Nikon F90 in custodia Ikelite, completa di un obiettivo fish eye 10,5 mm, un 105 mm macro e un 60 mm macro. Con questa attrezzatura passò anche all’utilizzo del doppio flash, dotandosi di un Sea&Sea YS 300 e di un Ikelite 300.

Nel passaggio al mondo digitale, dopo alcune brevi esperienze con una Nikon D7000 in custodia Subal, con montati i braccetti a sgancio rapido di Sanfelice, si è dotato di una Nikon D7100 in custodia Isotecnic, che tuttora utilizza con piena soddisfazione. Comunque, per quanto riguarda tutte le attrezzature fotografiche, non è ossessionato dalla continua corsa a possedere l’ultimo modello in produzione, ma ha cercato sempre di dotarsi di strumenti sicuramente molto completi e di qualità, ma senza mai strafare nella quantità e nel livello.

Le ottiche che utilizza sono: lo zoom fish eye 10/17 Tokina, che alterna con un 12/24 mm Nikon, e per il campo ravvicinato, i suoi affezionati obiettivi macro Nikon 105 mm e 60 mm. Per l’illuminazione ha usato per diversi anni due INON Z240 e poi Z330 ed è passato solo recentemente a due potenti AOI UIS P1, che ha anche dotato dello snoot di Fabio Iardino. Per le immagini macro si trova molto a suo agio con un miniflash Backscatter MF 2 e uno snoot prodotto sempre da Fabio Iardino.

Per quanto riguarda la tecnica di ripresa ci tiene a precisare che la sua grande scuola è stata la fotografia a pellicola con una Nikonos ed un solo flash, che doveva manovrare a mano libera, orientandolo per illuminare adeguatamente il soggetto senza creare coni d’ombra. In questo modo doveva sempre “pensare” la giusta copertura di luce ad ogni scatto. Dopo essere passato, ormai da diversi anni, al doppio lampeggiatore, quest’abitudine di controllare comunque a mano la luce di sinistra non l’ha mai abbandonata. Infatti mantiene i bracci del flash di destra piuttosto fermi, ma sempre ovviamente manovrabili quando necessario, e quelli di sinistra li brandisce direttamente a mano, utilizzando i suoi affezionati braccetti a sgancio rapido. In questo modo può controllare e direzionare con grande precisione i due coni di luce sul soggetto. Questa tecnica l’applica sia nella foto con grandangolo sia nel campo ravvicinato.

Altra attenzione riguarda l’interpretazione della luce ambiente, dove tende a valorizzare l’intensità del blu, quindi sottoesponendo leggermente l’immagine, in particolare con inquadrature di largo respiro con il grandangolo, affidando ai flash la giusta saturazione e brillantezza dei colori del o dei soggetti principali. Per la foto in campo ravvicinato e macro, le sue preferenze vanno invece verso una sottoesposizione netta della luce ambiente, isolando quasi sempre il soggetto su un fondo decisamente scuro, facendone risaltare le vivaci colorazioni con la luce artificiale. E’ questo infatti il campo d’applicazione dove utilizza prevalentemente il piccolo e direzionale miniflash Backscatter MF 2 e lo snoot, che, ci tiene a precisare, brandisce esclusivamente a mano. Comunque non si limita ad affidare alla sola luce la resa estetica di un piccolo soggetto. Vito è anche molto attento a studiarne la valorizzazione grafica con la messa a fuoco selettiva: tecnica sicuramente non facile, che richiede grande esperienza e perfetta conoscenza del mezzo fotografico, e una dose elevata di pazienza, specialmente con soggetti piccolissimi.

Anche le riprese in bianco e nero lo affascinano a fini compositivi, dove si cimenta talvolta, pur se non costituiscono per lui una scelta prevalente.

Per le immagini d’ambiente con la presenza umana, può contare spesso nell’aiuto della figlia Giada che è riuscito ad appassionare e coinvolgere con il ruolo di modella, e con la quale è riuscito a creare una perfetta intesa durante le immersioni. Ma ora in famiglia, con grande soddisfazione di Vito, si è aggiunto il figlio quarantenne Andrea come fotografo subacqueo, che si sta sempre più perfezionando grazie ai consigli del padre, e che sta ottenendo crescenti piazzamenti in varie competizioni.

Per concludere questa panoramica biografica su Vito Giannecchini, fotografo di vecchia scuola, è doveroso sottolineare il suo meritevole e molto scarso amore per la postproduzione. Infatti non pensa mai “…tanto poi c’è Lightroom a ritoccare un’immagine”. La foto deve venire subito al meglio, in macchina, come veniva pensata ed eseguita ai tempi della pellicola, e questa mentalità, anzi proprio questa disciplina mentale, gli ha consentito di primeggiare in tante competizioni, dove non c’è nessun intervento manipolatore, proprio come fa un vero campione.

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