Francesco Turano, un fotografo e disegnatore del mondo sottomarino – Quella strana sensazione di immergersi


Da questo numero con La Marea inizia a collaborare Francesco Turano, un artista di grande talento ed in particolar modo un grande narratore della vita del Mediterraneo. I mezzi creativi che gli consentono di raccontare e interpretare per immagini la bellezza dei suoi incontri nel mondo sommerso sono la fotografia e il disegno, dove trasfonde tutto il suo amore per il mare, ma anche attraverso i quali riesce a trasmettere con rigore scientifico il fascino dell'ambiente subacqueo, di cui è un profondo conoscitore. Nato a Reggio Calabria, fin da bambino vive un rapporto quasi quotidiano con il mondo marino, acquisendo ben presto progressive abilità come subacqueo. Avviato agli studi economici, anche per seguire l'attività di commercialista del padre, l'abbandona poi definitivamente per impegnarsi nell'attività giornalistica e fotografica specializzata nelle pubblicazioni e nella divulgazione scientifica, sempre dedicate al mare. Collabora ormai da diversi anni a varie riviste e a pubblicazioni editoriali del settore, dedicando particolare attenzione e passione alla vita del Mediterraneo, di cui ama in particolar modo diffonderne la conoscenza e la bellezza. Le sue fotografie sono ormai conosciute in tutto il mondo, non solo per il contenuto scientifico, ma anche per le grandi suggestioni che riesce a trasmettere, come pure le sue opere grafiche, di disegno e pittura, sempre solari e dal magistrale tratto creativo.
 

Francesco Turano, un fotografo e disegnatore del mondo sottomarino

Quella strana sensazione di immergersi

di Francesco Turano

Quella strana sensazione che nasce nel momento in cui ti immergi nell’elemento liquido e, anziché restare a galla, provi a calarti nelle vesti di un “pesce” nuotando per qualche tempo sott’acqua, ha un non so che di profondamente appagante. Non si può certo negare, infatti, di provare una anomala e intensa sensazione quando ci si immerge per una visita nello straordinario mondo sommerso. Andar sott’acqua è una cosa meravigliosa: l’uomo ha sempre subito il fascino dell’immersione; tuttavia rimangono ancora pochi coloro che riescono veramente ad apprezzare e farsi prendere da quelle avvincenti emozioni che si scatenano in fondo al mare, sott’acqua, quando raggiungi quell’equilibrio che ti consente di percepire l’assenza di gravità e volare come fossi nello spazio celeste.

Sott’acqua l’emotività si collega all’atmosfera e all’ambiente che ti circonda: l’acqua limpida, le ragnatele di luce sui bassifondi di sabbia, i riflessi in superficie, colmano l’animo di sublimi sfumature che solo l’acqua in cui ti ritrovi immerso sa donare.
 
 
Un insieme di disegni di Francesco Turano che riproducono con maniacale precisione dei particolari i suoi soggetti preferiti, i pesci del Mediterraneo.

Quando la prima volta appoggiai la maschera sul viso e immersi il volto sott’acqua, fu un tutt’uno di gioia e stupore. Un mondo nuovo era li a portata di mano, nella sua immensità, pronto per essere esplorato, vissuto, amato. Spostandomi a pochi metri dalla battigia, subentrò una sorta di affascinante e incombente timore: la paura del blu infinito. Inizialmente - mi sembra ancora di vivere quegli istanti - cercavo di avvicinarmi con cautela estrema verso quel blu sempre più blu dove il fondale, da pochi metri sotto la superficie, iniziava a precipitare vertiginosamente verso il nulla, verso un mondo ignoto e lontano, intrigante e attraente al tempo stesso. I raggi del sole, quei lunghi raggi convergenti verso il nulla, sembravano essere un irresistibile invito, ipnotici quasi; ma non riuscivo ad accettare ancora di avanzare verso quella dimensione sconosciuta, ed affrontare mentalmente una situazione che, sulla terra, non avevo mai provato.

Sulla terra l’ignoto è rappresentato da quanto la nostra mente immagina ci sia dietro l’orizzonte visibile, comunque molto lontano e confinato. Sott’acqua, diversamente, l’ignoto è davanti a te, vicinissimo, sotto i tuoi piedi, e la situazione scatena una serie di sensazioni forti che si susseguono senza darti pace, specie la prima volta che ti ci trovi di fronte.I raggi solari che sfondano e attraversano la superficie del mare, per poi penetrare gradualmente nell’elemento liquido, sembrano quasi i segnavia di un immaginario sentiero verso il nulla. Un sentiero che ho temuto per molto tempo e che oggi percorro come fosse quasi la strada di casa, per immergermi e carpire quanto più possibile e cogliere spunti per l’anima in un ambiente affascinante e misterioso al quale appartengo e dal quale provengo, ma nel quale sono ospite e del quale devo e dovrò sempre avere rispetto, da animale confinato sulle terre emerse.

Quei raggi di luce oggi sono diventati la mia fedele guida verso il blu, grandi compagni di viaggio durante la discesa verso il fondo, quando non vedi dalla superficie cosa c’è sotto ma navighi ugualmente verso un “dove” che apparirà lentamente, materializzandosi pian piano. Mentre scendi, più o meno rapidamente, sai che il fondo è sotto di te, da qualche parte, e prima o poi lo vedrai; ma nell’attesa, mentre i pensieri si accavallano e scoppi di una curiosità mista ad ansia, ti senti come un paracadutista che non vede il suolo sul quale atterrerà, ma può solo pensarlo. Ti assale anche il dubbio di aver sbagliato i riferimenti per il tuffo e di procedere verso l’ignoto a oltranza (può capitare), ma l’esperienza e l’assuefazione al contesto ambientale ti consentono di affrontare serenamente una situazione emotivamente forte. Il timore in agguato, nascosto in un angolo della mente, riaffiora sempre col ricordo di quelle sensazioni provate all’inizio, le prime volte, e nasce una istintiva cautela nel procedere che ti impedisce di sconfinare nell’imprudenza

Sulla terra l’ignoto è rappresentato da quanto la nostra mente immagina ci sia dietro l’orizzonte visibile, comunque molto lontano e confinato. Sott’acqua, diversamente, l’ignoto è davanti a te, vicinissimo, sotto i tuoi piedi, e la situazione scatena una serie di sensazioni forti che si susseguono senza darti pace, specie la prima volta che ti ci trovi di fronte.I raggi solari che sfondano e attraversano la superficie del mare, per poi penetrare gradualmente nell’elemento liquido, sembrano quasi i segnavia di un immaginario sentiero verso il nulla. Un sentiero che ho temuto per molto tempo e che oggi percorro come fosse quasi la strada di casa, per immergermi e carpire quanto più possibile e cogliere spunti per l’anima in un ambiente affascinante e misterioso al quale appartengo e dal quale provengo, ma nel quale sono ospite e del quale devo e dovrò sempre avere rispetto, da animale confinato sulle terre emerse

Le emozioni che il mondo sommerso riserva a chi lo frequenta sono infinite. Provate solo a pensare alla reazione del nostro corpo nel momento in cui infiliamo la testa sott’acqua ogni volta, prima di iniziare un’immersione. Il passaggio tra due mondi è istantaneo: in quale altre situazioni possiamo, con un solo e semplice gesto, passare da un mondo all’altro? La risposta è ovvia: nessuna!

A volte l’abitudine porta a dimenticare alcuni aspetti importanti; vivere alcuni piccoli momenti, come quello di infilare la testa sott’acqua, può dare molto se si è consapevoli della grande fortuna che ci è riservata. La prima reazione, quando si immerge il volto sotto la superficie, è vivere attraverso il vetro della maschera tutto ciò che appare nel nuovo mondo; capita di riemergere subito col capo per dire ai compagni: “ragazzi l’acqua è limpida, si vede il fondo; e ci sono anche pesci in movimento” per esempio.
Questo è il segnale che è bastato un solo secondo per godere del nuovo spettacolo; subito nasce la forte e istintiva sensazione di partecipare la propria gioia, il proprio godimento. Poi ci si immerge. Appena sott’acqua, quando il mare è calmo, tutto si riflette meravigliosamente sotto la superficie; le immagini riflesse si mescolano e si fondono con quelle del mondo esterno, ancora visibili ma distorte come in un dipinto astratto dai movimenti del mare. Poi, mentre scendi, la superficie si allontana e l’unico riferimento rimane la luce del sole, percepibile anche in profondità in base alla trasparenza dell’acqua.

Navigare nell’elemento liquido offre un’altra grande opportunità a noi bipedi ancorati al suolo e assuefatti a osservare il mondo da un limitato punto di vista: sott’acqua si può volare e restare appesi nel vuoto, in totale assenza di gravità. Soffermiamoci a pensare: ci rendiamo veramente conto di cosa è possibile usufruire immergendosi? Lo sappiamo che la maggior parte degli esseri umani non proverà mai nell’arco della vita la sensazione di restare appesi nel vuoto in assenza di gravità? Eppure abbiamo quest’opportunità sotto il naso, senza rendercene conto. Provare per credere. La consapevolezza di poter vivere tutto ciò offre ai subacquei grandi e immense sensazioni ancorate al volo libero; librarsi come uccelli, osservando il contesto circostante da mille punti di vista diversi, ha una valenza non misurabile, se non attraverso il coinvolgimento degli strati più profondi della nostra coscienza.

Un po’ come accade sulla terra ai più sensibili, anche sott’acqua l’emotività si collega all’atmosfera e all’ambiente che ci circonda. Un forte vento turba e inquieta in terra come la corrente turba e inquieta in mare; una bella giornata rallegra l’animo sia sott’acqua che fuori, specie se in mare c’è acqua limpida e grande visibilità. Viceversa una giornata grigia, con mare mosso e acqua torbida, ispira sensazioni decisamente opposte. Ma tutto ciò è abbastanza naturale e scontato. Quello che invece sfugge è un altro istante, a cui spesso non si pensa: il ritorno all’aria, l’attimo in cui metti la testa fuor d’acqua alla fine del tuo percorso nel mondo sommerso. In questo caso potrebbero affiorare pensieri ed emozioni diverse. Molti subacquei perdono l’opportunità di godersi l’istante del ritorno all’aria, ansiosi di guardare gli strumenti e confrontare i dati della propria immersione con quelli del compagno. Altri subacquei colgono invece il sapore dell’aria che dall’atmosfera entra di nuovo nei polmoni, senza bisogno dell’erogatore; sembra piacevole, ma è il segno inequivocabile che sei riemerso e soprattutto che non sei un pesce, anche se a volte ti piacerebbe esserlo. E allora pensi a quanto hai appena vissuto; e condividi con gli altri la magia di un incontro, di un momento esaltante o di altre emozioni. Vivere i momenti che seguono l’emersione in contemplazione, parlando con chi ha vissuto con te la stessa esperienza, può offrire grandi opportunità di condivisione e crescita, ma soprattutto appaga a livello emotivo

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