Il mare nell’arte Nadia Turella
Il mare nell’arte
Nadia Turella
Un’artista figurativo materica, fortemente inspirata dal mare.
Di Umberto Natoli
Una bella signora bruna passeggia lungo la battigia di Terracina; è facile incontrarla nei mesi lontani dall’estate, quando le coste tornano alla loro solenne bellezza e solitudine; procede a passi lenti dove l’onda marina batte la spiaggia e i suoi occhi scrutano con attenzione ogni piccola forma e ogni macchia di colore che interrompe l’uniformità della sabbia.
E’ attratta da tutto ciò che il mare ha accolto e poi riporta lì dove l’acqua incontra la terra, e dove tutto rimescola, rivolta, leviga, e poi rivolta ancora, e poi seppellisce e di nuovo riscopre: gusci di piccole conchiglie, sassi, schegge di roccia, frammenti di mattoni, di vetro, di ceramica, di legno, di metallo. Quella signora è Nadia Turella, un’artista che ricerca la bellezza delle piccole forme in materiali umilissimi, ma che il mare nel suo grande abbraccio e con il suo sciabordio smussa, leviga, arrotonda e nobilita dandogli nuove forme e nuove sfumature di colore. E proprio in questa frammentazione di parti degli oggetti più disparati, riesce a trarre ispirazione per creare nuove linee e nuovi cromatismi, accostando tra loro minuscoli elementi, e creando nuove e più complesse forme che arrivano a materializzarsi in realizzazioni artistiche.
Nadia Turella mentre compone una sua creazione incollando dei frammenti di ceramica e di vetro su dei tronchi di legno: tutto materiale portato dal mare e da lei raccolto sulle spiagge
Ma questo non è che un aspetto delle creazioni di Nadia Turella, particolarmente legata al mare, e all’amatissima riviera pontina dove è cresciuta, alternando la sua vita, fin da piccola, tra Roma e Terracina. Il suo interesse infatti ha sempre spaziato in contemporanea su varie tecniche creative, dalla pittura alla scultura, alla fotografia, alle realizzazioni grafiche per mostre espositive e manifesti, all’illustrazione di antologie poetiche e narrative, e alla scenografia teatrale, tanto che i suoi lavori vengono talvolta definiti installazioni. La critica si accorge di lei, giovanissima, nei primi anni novanta, e definisce i suoi lavori come arte figurativo materica.
Nel tempo ha partecipato costantemente a numerose esposizioni, mostre ed eventi artistici, dove ha sempre ricevuto gli apprezzamenti di esperti giornalisti, di galleristi, di maestri d’arte, e di altri importanti artisti, ma contemporaneamente la sua vita è stata, ed è di continuo segnata da una notevole sensibilità verso vari temi sociali, che ha avuto modo di affrontare nella sua attività professionale di avvocato civilista, come la violenza sulle donne e sui bambini, il bullismo, il razzismo e l’Olocausto, e che poi l’ha vista impegnata in prima persona in percorsi divulgativi e di sensibilizzazione presso le scuole e in varie occasioni in presenze televisive e congressuali.
Viene anche nominata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del Foro di Roma presso la Suprema Corte di Cassazione, quale membro componente di tre commissioni artistiche “Progetto Cultura e Spettacolo”, “Progetto Donna” e “Progetto Biblioteca”.
La sua sensibilità non poteva non elaborare e traslare queste problematiche sociali, che tanto la coinvolgono, anche nelle sue produzioni artistiche. E proprio uno di questi temi, tra gli altri, legato all’immigrazione e alle tragedie del mare, la porta spesso a percorrere la linea di costa, cercando in piccoli segni lasciati dalle onde sulla sabbia, un richiamo se pur lontano, se pur non diretto, a quelle storie di speranza e di disperazione.
Sono i resti di assi di legno intrisi di salsedine, con le tracce di colore ancora rimaste, pezzi di metallo più o meno contorto dalla forza delle onde e ossidato dal salmastro, schegge di ceramiche e di vetro: tutto insomma che possa riportare a un’idea di un passaggio dell’uomo, e forse anche ad un naufragio, ma che forse ha anche avuto l’epilogo della salvezza e di una nuova vita. Ma chissà quante altre storie possono raccontare queste tracce; è questo che l’attrae; è questo che l’affascina e da cui trae ispirazione per nobilitare questi modestissimi elementi, assemblandoli uno vicino all’altro in accostamenti di forme e colori che danno vita a una creazione compiuta. Ogni sua realizzazione ha sempre una valenza di unicità, e queste, spesso, vengono da lei integrate in altri e più corposi elementi che gli fanno da supporto, a completare la sua visione compositiva, creando insospettate armonie di forme e colori. Spesso sono rami o tronchi d’albero, ma anche pezzi di mattoni, persino piatti o intere ciotole, o pigne, e ogni sua realizzazione, piccola o grande che sia, riporta sempre un forte richiamo al mare.
Una ricerca fotografico compositiva di Nadia Turella su trame, linee e cromatismi che offrono le reti dei pescatori raccolte sulle banchine.
E a questo tema dedica anche la sua grande passione per la fotografia, che la porta a soffermare la sua attenzione ai disegni che l’azione e il lavoro dell’uomo conferisci ad utensili, a strumenti e ad elementi, che in particolare fanno parte dell’attività della pesca e della navigazione. Molto suggestivi i suoi tagli compositivi sull’insieme di trame di reti, di sagole e di cime che incontra ammucchiate sulle banchine, dove circoscrive nello spazio di un’inquadratura linee e cromatismi di grande suggestione.































