Occlusione dell’arteria retinica centrale (CRAO): confronto tra ossigeno terapia iperbarica e trombolisi
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L’occlusione dell’arteria retinica centrale (CRAO) è una grave emergenza oftalmologica, spesso definita “ictus dell’occhio”, che provoca perdita visiva improvvisa.
Questa recente revisione sistematica con meta-analisi (781 pazienti) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41976928/ ha confrontato i due trattamenti principali: ossigeno terapia iperbarica (OTI) e trombolisi endovenosa (IVT). Tuttavia le evidenze scientifiche di queste terapie sono ancora in evoluzione e i benefici non sono ancora completamente evidenziati, questo studio cerca di fare chiarezza.
La CRAO è causata da un’ostruzione arteriosa (embolica o trombotica) e, considerando che la retina è altamente avida di ossigeno e nutrimenti, va rapidamente in sofferenza ed il danno può diventare irreversibile in tempi molto brevi. Viene infatti riportato un tasso di recupero spontaneo attorno al 18% dei casi.
I meccanismi d’azione ipotizzati per OTI riguardano l’aumenta l’ossigeno disciolto nel sangue, l’aumentata diffusione dell’ossigeno libero verso la retina ischemica, non richiede ricanalizzazione del vaso e può essere applicata anche oltre la finestra precoce ed in pazienti non candidabili a trombolisi.
Per quanto riguarda la trombolisi endovenosa (IVT) questa agisce sciogliendo il coagulo e ripristinando il flusso sanguigno. I limiti di questa procedura sono dovuti alla finestra terapeutica che prevede l’utilizzo solo entro ~4,5 ore dall’esordio e l’utilizzo in contesto “stroke-like”.
Entrambi mostrano benefici simili nel recupero visivo, ma con differenze importanti in tempistiche e rischi.


| Outcome | OTI | IVT |
|---|---|---|
| Miglioramento visivo significativo | 45,8% | 42,0% |
| Miglioramento medio | simile | simile |
| Eventi avversi | 11,3% | 10,2% |
Per quanto riguarda gli effetti avversi, questi sono comparabili come frequenza ma di maggiore gravità nella trombolisi. L’OTI viene riportata determinare effetti collaterali più lieve come il barotrauma auricolare (più frequente), problemi legati all’ansia/claustrofobia e raramente eventi neurologici da tossicità dell’ossigeno (crisi convulsiva). L’IVT invece può determinare emorragie (anche intracraniche) ed eventi sistemici più gravi ma meno frequenti.
Si sottolinea quindi che il fattore chiave è il tempo: prima si interviene, maggiore è la probabilità di recupero visivo.
Gli autori commentano che OTI e IVT offrono benefici simili per quanto le evidenze siano basate su studi osservazionali (non trial randomizzati) e che parte rilevante nella prognosi hanno il tempo di trattamento, il tipo di embolo e l’accessibilità alle strutture. Lo studio conclude che la scelta terapeutica dipende da tempistica, sicurezza e disponibilità. Viene anche auspicata la necessità studi randomizzati controllati.
