Dalla collaborazione tra Marina Militare Italiana e Università dell’Insubria, il nuovo Master in Medicina Subacquea e Iperbarica.

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Dalla collaborazione tra Marina Militare Italiana e Università dell’Insubria, il nuovo Master in Medicina Subacquea e Iperbarica.

All’Università dell’Insubria parte il nuovo Master in medicina subacquea e iperbarica, il direttore dei corsi è il prof. Cesare Beghi, cardiochirurgo. Il Master è frutto di una proficua collaborazione tra la marina militare italiana e l’Università e nasce in particolare dall’incontro del Prof. Beghi con il capitano di fregata comandante sanitario Comsubin Dr. Giovanni Ruffino e l’ammiraglio Enrico Mascia, ispettore sanitario della Marina Militare.

cesare-beghiDopo il mio incontro con il Dr. Ruffino e l’ammiraglio Mascia che hanno fatto visita all’Università dell’Insubria abbiamo pensato di collaborare insieme per una serie di iniziative, la prima di queste è il Master in Medicina subacquea e iperbarica.

Dare il via a un nuovo Master di questo tipo al nord Italia, può sembrare quasi strano, ma in realtà è prima di tutto una grande opportunità per i medici che vogliono specializzarsi in questa branca.

Infatti grazie alla collaborazione con la Marina Militare chi intraprenderà i corsi avrà la possibilità sia di seguire le lezioni teoriche frontali all’Università dell’Insubria, sia di svolgere attività pratiche nella sede del Comsubin della Marina Militare a La Spezia.

La didattica è molto variegata e spazia, oltre che tra le più classiche materie legate alla subacquea e all’iperbarismo, verso altre materie specifiche particolari. Uno dei moduli del corso per esempio si concentra sull’uso dell’Ecmo, un dispositivo di assistenza ventricolare; inoltre la didattica del corso prevede  una parte dedicata alle tematiche di carattere medico legale e portiamo anche esperienze di carattere estremo. La copertura didattica è davvero interessante, sviscera moltissimi aspetti e tra i docenti ci sono tra i migliori esperti dei diversi settori.

L’obiettivo del Master è quello di formare i medici in un campo specifico per dare loro la possibilità di lavorare anche in realtà diverse e internazionali: un medico che segue questo Master, per esempio, può approcciarsi al mondo dell’Offshore.

Il Master è alla sua prima edizione, il rapporto con la Marina Militare è un grande privilegio e siamo certi che le iscrizioni saranno tante.

I corsi inizieranno a gennaio 2017 e i nostri iscritti avranno la possibilità di essere formati secondo le linee guida Marina Militare e quelle europee “Training standards for diving and hyperbaric medicine”, elaborate dal Joint Medical Subcommittee of the European Committee for Hyperbaric Medicine (ECHM) e dall’European Diving Technology Committee (EDTC) (2011).

Il Master è un esempio tangibile e molto rilevante dell’importanza di creare rapporti di collaborazione e crescita tra diverse realtà sia mediche che non. Ci parla della sua esperienza e ci spiega perché crede che questo genere di contributi e influenze possa portare crescita e valore aggiunto?

Prima che docenti, tutti noi siamo ricercatori universitari impegnati e innamorati della ricerca.

Fare ricerca a questo livello significa entrare in contaminazione costante tra i diversi settori della medicina; per questo il nostro mandato, il nostro dovere, è quello di cercare di creare situazioni di crescita anche in campi che non siano strettamente quelli di cui ci occupiamo da sempre.

a di Varese io lavoravo a Parma e uno dei campi su cui ho concentrato maggiormente il mio interesse è quello della cooperazione internazionale: mi occupavo di spedizioni  mediche con il progetto Overland 12, ero il responsabile dell’organizzazione sanitaria.

Questa esperienza è stata importantissima e credo possa essere esemplificativa dell’importanza di andare oltre il proprio orticello, ho sempre cercato di aprire strade che andassero in diverse direzioni per mettere in contatto la sanità sia tra i suoi diversi livelli sia verso l’esterno.

È per questo motivo che, non appena abbiamo visto la possibilità di entrare in contatto con la Marina Militare, ho creduto fosse un privilegio da poter mettere a frutto una nuova collaborazione, anche se non rientrava nell’ambito più ristretto di cui mi occupo abitualmente.

Da cardiochirurgo che crede nella branca della medicina subacquea e iperbarica, tanto da aver dato vita ed essere diventato direttore di questo Master, ci spiega perché secondo lei nonostante le evidenze scientifiche, ci sia ancora una parte di medici che non crede e non riconosce del tutto i benefici delle cure con ossigenoterapia iperbarica?

È fondamentale che la medicina subacquea e iperbarica venga considerata e trattata per quello che è: una branca della medicina riconosciuta. Non stiamo parlando di erboristeria o “medicine alternative”, è a tutti gli effetti un settore in cui si fa ricerca e sperimentazioni, si formalizzano protocolli di cura e si hanno risultati positivi sui pazienti trattati.

Non si tratta di una “medicina che serve solo per i subacquei” come spesso si sente dire, identificando il subacqueo come “quello che si immerge con la mascherina e le pinne”: non si parla di cure solo per patologie legate al mare come per esempio l’embolia gassosa, ma i risultati positivi nella cura in camera iperbarica si stanno ottenendo sulle patologie più diverse, dalle necrosi alla vulnologia.

Dopo l’avvio del Master ci impegneremo anche nella creazione di un corso dedicato ai tecnici e agli infermieri che coadiuvano il lavoro in camera iperbarica: si va sempre più verso le specificità ed è giusto che tutto il personale abilitato alla cura del paziente con questo genere di terapia sia formato in maniera completa e adeguata.

Intervista al prof. Cesare Beghi, Uninsubria

 

 

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